Controllo e trasparenza sui dati personali

Dati. Tracce dei nostri comportamenti, delle nostre opinioni e dei nostri sentimenti che piattaforme centralizzate acquisiscono e usano per orientare acquisti, preferenze, rappresentazioni e, probabilmente, voti. Informazioni “date” in cambio di servizi e relazioni sociali, di cui perdiamo il controllo e che si trasformano in valore per qualcun altro.

Come permettere alle persone di tornare a essere davvero proprietarie dei propri dati e di decidere se, come e quando condividerli? La rivoluzionaria tecnologia blockchain promette di fornire un’opportunità per superare i monopoli di conoscenza attraverso la decentralizzazione del valore fra tutti gli attori coinvolti nel processo. Un’infrastruttura in cui le informazioni rimangono in un wallet controllato interamente dall’individuo, garantendo grandi capacità di condivisione e allo stesso tempo trasparenza e protezione dei dati personali (che sono un’estensione del nostro essere, un pezzo della nostra identità).

Con i sistemi attuali, una volta che la persona concede il consenso al trattamento dei dati personali, di fatto, non ha più il controllo su ciò che accade dopo e su come saranno usati ed elaborati i dati stessi. Con la blockchain invece è possibile tracciare, lungo tutta la catena distribuita, dove sono e come vengono utilizzate le informazioni oggetto di una transazione. Possibilità interessante nella gestione dei database.

Una tecnologia abilitante che può partire dal basso per rispondere a bisogni e sogni umani. Così Ahmed Abdel Rahman, affetto da una malattia rara (osteonecrosi), si rende conto che i dati sullo stato di salute di una persona non vengono registrati nel tempo e non sono dunque disponibili quando si presentano situazioni particolari; soprattutto quando non è possibile applicare una cura standard, ma è necessaria un’indagine personale approfondita e una continua condivisione della storia sanitaria del paziente. Nasce così Elysium una piattaforma per condividere dati sanitari nella massima sicurezza, mantenendone il pieno controllo. Basata su blockchain, soluzioni di intelligenza artificiale e analisi di big data, la piattaforma consente di condividere, con medici e strutture sanitarie, la memoria clinica di ognuno e i risultati di analisi svolte nell’arco di una vita; valutare l’efficacia di una terapia; accedere a dati aggregati e anonimizzati per analizzarli e trarne conoscenza. Sarà la persona a decidere quando e a chi aprire l’accesso ai dati e quando chiuderlo, senza far uscire i dati dal sistema.

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E questo può essere vero per altri mondi e per altre forme di database. Pensiamo, ad esempio, ai dati delle imprese, a quelli sull’ istruzione, a quelli previdenziali. Dare vita a infrastrutture decentralizzate dove la conoscenza tratta dalle informazioni condivise diventi bene comune e accessibile alle persone che ne fanno parte. Il sogno delle piattaforme civiche che diventa realtà. Certo, rimangono alcune domande relative alla “sostenibilità” delle piattaforme stesse. Ma il dibattito è aperto a soluzioni non ancora esplorate.

Non è solo una questione di tecnologia, ma di valori che si esprimono. Superare la percezione di manipolazione dall’alto e favorire il passaggio a relazioni basate sulla fiducia. Agire sin dalla progettazione di un servizio per proteggere i dati delle persone con la privacy by design. Ricostruire rapporti fondati sulla fiducia proprio a partire da quell’elemento, il dato, che rappresenta oggi una risorsa dal valore inestimabile non solo per il mercato pubblicitario, ma anche, o soprattutto, per la collettività. I dati possono diventare bene comune: un tesoro di conoscenza collettiva che è lì, a portata di mano, ma che spesso non viene utilizzato.

La Commissione europea, dopo aver avviato un Osservatorio e un forum sulla blockchain, ha appena pubblicato il primo rapporto tematico: Blockchain Innovation in Europe. Gli sviluppatori del Regno Unito e della Germania risultano tra i più attivi nel campo della blockchain. In Francia è stato istituito il primo acceleratore europeo. L’Estonia la utilizza per offrire una serie di servizi pubblici. E ancora innovazione in Spagna, Olanda, Lussemburgo, Svizzera (nella Crypto Valley, uno dei più importanti ecosistemi blockchain al mondo).

Il manifesto BlockchainItalia di Bentivogli, Chiriatti e il successivo dibattito ospitato in questi giorni dal Sole 24 Ore, sono fondamentali per sviluppare anche in Italia iniziative e progetti, e contribuire alla costruzione di una strategia europea sull’innovazione.

Occorrono visione, obiettivi ambiziosi e un’azione immediata. Anche in Italia.

di Felicia Pelagalli – 

Articolo pubblicato il 5 Settembre 2018 da ©Sole24Ore

– Tutti i diritti riservati –

 

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